Riclassificare il conto economico

Riclassificare il conto economico

I valori che troviamo nel conto economico del bilancio di esercizio sono ordinati e inseriti nel bilancio seguendo il medoto della conatbilità generale il cui scopo è di informare parti terze sullo stato di salute dell’azienda e individuare il reddito di esercizio ai fini fiscali. I dati cosi elaborati e rappresentati, però, non risultano utili per che deve governare l’azienda.

Per far sì che tali dati diventino utili al nostro lavoro di gestione occorre implementare un’attività di raggruppamento delle voci di costo e una successiva riclassificazione. Per semplificare, occorre ridurre le voci in poche categorie e disporle in maniera differente, seguendo un modello di prospetto scalare. Ovviamente non dovremo dimenticare nessuna voce di costo e il risultato di esercizio derivante dalla rielaborazione dovrà corrispondere a quello del conto economico.

Consigli per la riclassificazione

  • Raggruppa le voci: lo schema di Conto Economico utilizzato per finalità fiscali non è adatto per analisi di tipo gestionale. Occorre fare un lavoro di riclassificazione, ovvero raggruppare le voci in poche categorie (classi) e disporle in maniera differente.
  • Calcola i valori intermedi: non sempre l’utile d’esercizio è l’indicatore migliore per misurare le performance di un’azienda, occorre quindi riclassificare il conto economico per trovare degli indicatori adeguati. Quello che a noi interessa maggiormente è il margine operativo lordo o EBITDA e in alcuni casi l’EBITDAR (vaderemo il significato di questi due indicatori).
  • Considera un arco temporale medio: per misurare lo stato di salute di un’azienda, un solo bilancio non basta, infatti, situazioni apparentemente identiche se osservate su un solo anno, possono rivelare tendenze opposte se analizzate su un arco temporale di 3 anni. Quindi analizza più anni, almeno tre.
  • Utilizza i valori percentuali (%): la riclassificazione di bilancio ti permette un’analisi comparata più agevole e comprensibile. Meglio ancora: riclassificare il conto economico è fondamentale aver chiara qual è l’incidenza percentuale di ogni voce, partendo dai ricavi, che rappresentano sempre il 100%

Raggruppare le voci di costo

Cominciamo a comprendere il criterio adottato per raggruppare le varie voci del conto economico, le categorie che vi suggerisco di individuare sono le seguenti:

Costi di produzione: sono i costi relativi agli acquisti necessari per realizzare il prodotto/servizio finito, che nel nostro caso corrisponde alla presenza di clienti in hotel e alle camere vendute. Fanno capo a questo tipo di costo: acquisti di materie prime, servizi esterni, conto lavorazioni, eccetera. La natura di questi costi è variabile.

Costi di funzionamento: sono i costi inerenti la struttura dell’hotel, cioè i costi da sostenere affinché l’hotel sia funzionante e in grado di accogliere i clienti. Sono costi fissi, in questa categoria rientrano ad esempio: manutenzione ordinaria; premi assicurativi; costi di pubblicità online e offline, eccetera.

Costi del personale: salari e stipendi, oneri sociali e accantonamento TFR.

Costo dell’affitto: il costo dell’affitto, se presente, dovrebbe rientrare nei costi di funzionamento. Vi chiedo di tenerlo separato perché il suo valore è utile a individuare l’ebitdar, un indice di bilancio di cui parleremo più avanti.

Costi delle utenze: come il costo dell’affitto sono una particolarità. Le utenze sono in parte costi di produzione e in parte di funzionamento. Intendo dire che una parte di queste spese è sostenuta per fare funzionare l’intera struttura e renderla in grado di ospitare i clienti (quota fissa), mentre l’altra parte è sostenuta per i consumi derivanti dall’avere ospitato i clienti (quota variabile). La difficoltà maggiore sta nell’individuare quanta parte delle utenze sono di natura fissa e quanta di natura variabile. Avendo individuato come miglior compromesso per il calcolo dei costi in hotel il metodo del “direct costing evoluto”, ne seguiremo le logiche e inseriremo i costi delle utenze in un unica categoria a se stante.

Ammortamenti: è una classe riferita ai beni strumentali (macchinari, impianti, attrezzature, eccetera) e misura il deprezzamento annuo. Qui si collocano anche le voci relative a svalutazioni e accantonamenti diversi dal TFR.

Oneri finanziari: costi per interessi relativi alle operazioni di finanziamento e credito bancario.

Imposte e tasse: sezione che raccoglie i conti relativi alla tassazione sul reddito.

Il prospetto scalare

Quando si lavora sul conto economico civilistico lo schema che si prende in esame è detto a sezioni contrapposte. Quando però si vuole fare una analisi di bilancio il modello da utilizzare è quello in formato scalare. Il prospetto scalare offre 2 vantaggi: facilita i confronti tra le diverse annualità (anche attraverso i valori in %) e consente di calcolare alcuni risultati intermedi.

All’atto pratico il mio consiglio è di prendere il conto economico degli ultimi 3 anni, farne una stampa e ragionare su ogni voce di costo secondo le indicazioni scritte sopra, andando ad indicare accanto per ognuna la classe a cui appartengono. Quindi dopo avere deciso a quale classe appartiene la voce di costo, si dovrà fare la somma dei valori di ogni singola voce e trovarne il valore totale.

I gruppi di costo andranno poi elencati come di seguito:

Calcolo dei valori intermedi

Il valori intermedi proposti nello schema (EBITDAR e EBITDA) sono importantissimi in quanto ci danno immediatamente idea del fatto che la gestione sia o meno capace di produrre un profitto adeguato.

Qui di seguito un esempio di conto economico riclassificato, con indicazione dei valori di intermedi, dei valori di costo in termini percentuali rispetto ai ricavi e l’indicazione di costi e ricavi sia a persona ospitata sia a camera occupata.

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